Tra il Palazzo e la Piazza

02Il centro di Beijing (Pechino) è animato da due elementi architettonici simboli della Cina prima Imperiale poi Comunista: la Città Proibita e Piazza Tienanmen.
Confinanti l’una con l’altra i due elementi sono separati dalla cinta muraria che protegge l’antica sede imperiale. Lungo il perimetro di questa cinta, sul lato prospiciente la piazza corrono, scandite regolarmente, delle panchine. Ed è questo luogo liminale e transitorio, fra la piazza e il palazzo, ad avere attirato l’attenzione del fotografo.

Gli scatti di Emanuele Nappini raccontano attraverso una serie di ritratti il piccolo teatro quotidiano che ogni giorno si svolge lungo questo confine. Le panchine sono occupate da una variegata classe di caratteri: turisti, coppie, famiglie, studenti, semplici passanti. L’occhio del fotografo riprende in maniera fenomenologica l’atto di occupazione temporanea del luogo, cogliendo gesti, espressioni, posture, mostrando i rapporti spaziali e relazionali che i corpi occupanti le panchine definisco di foto in foto. Nel cogliere questo, attraverso una messa in scena rigorosa e programmatica (stessa inquadratura, stessa relazione fra figura e sfondo) emerge la natura di un popolo, quello cinese, che si ferma, si riposa, sorride.

La Cina che vediamo nelle foto è una Cina Minore, ma non minoritaria, è la Cina delle molte etnie, che per alcuni secondi, minuti od ore, smette di essere quella Cina laboriosa e affollata, aggressiva e ambiziosa, ma semplicemente una Cina che si siede, si prende una pausa. Emanuele Nappini non mette in scena la massa, il suo essere moltitudine, ma isola elementi di questa massa per mostrarceli in maniera più dettagliata, facendo emergere dinamiche relazionali che non sembrano essere così lontane da quelle che noi conosciamo.

08La ricerca fotografica non sembra esaurirsi sulla scena e su i suoi protagonisti: nel cogliere certe posture ed espressioni, certe forme che corpi e ambienti vanno a costruire nell’inquadratura, il fotografo sembra evocare una possibile natura del retroscena, facendo emergere similitudini e assonanze. Come nel caso dei due giovani, probabilmente studenti, che raggomitolati sulla panchina e disposti in maniera emisimmetrica, sembrano involontariamente formare il Taijitu o Tao che sintetizza l’unione dei due principi di opposizione, yin e yang, vuoto e pieno, cosi centrale nella cultura filosofica cinese.
Ed è proprio sul concetto di vuoto e pieno che il fotografo sembra giocare la sua attenzione compositiva disponendo tutto in maniera equilibrata, in modo da far emergere linee di forza nette, ordinate e armoniche.

I soggetti ritratti interagiscono con il fotografo e a sua volta con lo spettatore. E’ evidente la volontà di creare un dialogo con chi li sta ritraendo e con chi poi li guarderà attraverso le fotografie, come nel caso della ragazza della famiglia allargata che affolla la prima foto, che sembra mandarci un saluto e un augurio, attraverso quel gesto comune a tanti popoli, che con due dita della mano, indice e medio divaricati a formare una V, significa pace.

Il lavoro di Emanule Nappini sembra così rompere con la rappresentazione della Cina degli estremi, veloce, delle immagini sensazionali, per restituirci una Cina più fragile, delicata, distratta, dove al centro del nostro sguardo emerge un’umanità che sta seduta a guardare e a guardarci.

Testo di Roberto Malfagia

Note Tecniche

Stampa ai Sali d’Argento, 18 x 24 cm.
Edizione limitata. Prezzo su richiesta.

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