Intervista senza Maschere

Intervista a Marco Gori, Presidente dell’Associazione Valdisieve

D: Grazie al lavoro di divulgazione svolto nel territorio dall’Associazione Valdisieve sono emerse negli ultimi anni molte problematiche che riguardano i comuni di Pontassieve, Pelago e Rufina. Cosa spinge un gruppo di cittadini a intraprendere un’attività del genere?

15R: Più che un lavoro di divulgazione si tratta di mettere in contatto i cittadini e noi stessi con i veri divulgatori. In una società della informazione parziale, sbagliata, scorretta e prezzolata noi vogliamo parlare solo con i veri esperti, persone che lavorano da anni nella consulenza ambientale, nella gestione dei rifiuti e nella medicina ambientale. Cosa ci spinge a farlo? Ci siamo accorti che le amministrazioni non hanno interesse a conoscere le cose che gestiscono e che l’unico controllo può solo partire dal basso. Abbiamo sentito quindi la necessità di creare una rete di cittadini informati che abbiano i numeri e la competenza per monitorare l’operato delle amministrazioni e, quando necessario, opporsi alle scelte contro la salute della nostra terra.

D: In che modo il vostro gruppo ha scelto di operare per svolgere questa azione di tutela ambientale ed in cosa si differenzia?

R: Come ho detto all’ultimo incontro pubblico al Cinema Accademia Giovedì, 9 Giugno scorso, una percentuale ristretta di cittadini informati ed attivi ha molto più potere di una massa di cittadini disinformati e apatici. Per questo la nostra missione è informare i cittadini, creare consapevolezza sui problemi e sulle soluzioni, svegliare i dormienti così come ognuno di noi è stato svegliato dopo un passato da dormiente; non ci interessa se il cittadino una volta informato farà scelte di senso opposto alle nostre, saranno per lo meno scelte consapevoli. Gli ultimi “miracoli” elettorali hanno dimostrato che i cittadini sanno autodeterminarsi e sanno cosa è bene per il loro futuro, liberi come sono di sovrastrutture politiche e controlli partitici. Non crediamo invece nelle azioni dimostrative, nelle proteste urlate sotto il palazzo e nei moti di rabbia, tanto più che finirebbero per essere filtrati da una stampa non certo amica e ci tornerebbero indietro come taglienti boomerang. Seguiamo anche gli iter dei permessi chiesti da AER e cerchiamo di opporci con l’unica arma legale del ricorso al TAR, che abbiamo già vinto una volta.

01D: Una delle questioni di maggiore rilevanza e impatto ambientale è il progetto di ampliamento dell’inceneritore di Selvapiana fortemente promosso dalle istituzioni locali e dal PD. Quali sono brevemente i maggiori rischi per i cittadini della Valdisieve che possono essere causati da un’opera di questo genere?

R: Ci sono danni locali. La Valdisieve è una valle chiusa, con forti fenomeni di inversione termica che fanno ristagnare i fumi e gli inquinanti per settimane. C’è un forte rischio per la salute di quasi 20mila cittadini della valle, per la presa dell’acquedotto che si trova a brevissima distanza dall’inceneritore, per chi è già avvelenato da decenni dalle emissioni di un vecchio cementificio. Eppure la Valdisieve ha una nota vocazione agroturistica, agricola e vitivinicola (siamo nell’area del Chianti Rufina e Pomino), dunque perché la scelta? perché esiste già da trent’anni un piccolo inceneritore e, come riportato nei piani regionali, è preferibile tartassare popolazioni già sfruttate perché mentalmente “assuefatte” alla cosa.
Ma la nostra non è sindrome NIMBY, non vogliamo spostare l’inceneritore più in là: noi pretendiamo che le nostre amministrazioni si informino, si aggiornino, e scoprano le strategie di riduzione dei rifiuti e i processi alternativi all’incenerimento e alle discariche.

10D: La questione dello smaltimento dei rifiuti rimane comunque un problema del quale prendere coscienza. Esistono delle alternative credibili, degli esempi pratici e funzionali, all’incenerimento?

R: Arriviamoci insieme. L’unico vero trattamento sostenibile del rifiuto è quello ciclico, quello che prende il rifiuto e non lo rifiuta, ma anzi lo reintegra nel processo di consumo. Giorni fa ho preso il compost creato in anni di accumulo del rifiuto umido in compostiera e l’ho usato per concimare l’orto: questo è riciclaggio. Il processo di compostaggio può essere fatto anche a livello industriale, come ad esempio fa la Montello di Bergamo che prende il rifiuto umido e lo tratta creando compost e producendo metano che usa per i suoi stessi processi industriali. La Montello, e le altre aziende simili, fanno soldi rivendendo compost in Italia e nel mondo. A questo punto l’anello mancante è il produttore di compost: quello siamo noi, ovviamente non singoli cittadini ma organizzati in comuni e Autorità di Ambito per la gestione dei rifiuti. Noi ne produciamo tanto di umido, ed è un rifiuto deleterio se non correttamente differenziato in quanto rappresenta la parte marcescibile del rifiuto, quella parte che crea gas e liquami nelle discariche, e che negli inceneritori non brucia. E allora alcuni comuni hanno capito che differenziando all’estremo il rifiuto umido e garantendone la purezza avrebbero creato un rifiuto “di valore”, una preziosa materia che sarebbe stata pagata dalle aziende come la Montello e che quindi avrebbe autofinanziato la raccolta stessa. Ma per raccogliere un rifiuto puro bisogna partire da un triste presupposto: non ci si può fidare della buona fede dei cittadini, e l’anonimato del cassonetto non consente di differenziare accuratamente la materia. L’unica strada è il controllo capillare che si può generare con una raccolta porta a porta. C’è chi dice che il porta a porta costi di più ai cittadini: come è possibile? Se io creo un materiale puro, con valore, il Comune ne trae un introito e si libera di un problema, quindi non ne paga nemmeno lo smaltimento, quindi doppio introito, una parte di questo introito lo può riversare sul cittadino introducendo la tariffazione puntuale che significa: cittadino, tu paghi solo per quello che non differenzi. Ovviamente il cittadino non solo inizierà a differenziare, ma anche a preferire acquisti che gli permettano di ridurre il rifiuto indifferenziato.
L’esempio che abbiamo fatto per l’umido vale anche per la carta, per la quale la Toscana è ricca di stabilimenti di recupero, e per le plastiche, che alcuni stabilimenti di recupero quali Vedelago nel Trevigiano già trasformano in materiali di larghissimo utilizzo, che poi vendono persino all’estero. I primi comuni che hanno deciso di seguire questa via virtuosa hanno creato un nome per questo processo: Rifiuto Zero. Che non significa nessun rifiuto, ma piuttosto nessun rifiuto in discarica o bruciato.
Faccio notare che proprio lo stabilimento di Vedelago è spesso costretta a integrare il rifiuto di materie plastiche con il materiale proveniente da Oltralpe… non vi sembra un paradosso?

18D: In questo lavoro di denuncia e documentazione fotografica, nonostante i soggetti ritratti abbiano indossato per una giornata delle mascherine bianche, l’augurio è quello di un “futuro senza maschere”. Oltre alle maschere che vengono utilizzate per proteggersi dall’aria inquinata, quali maschere ti auguri che possano cadere per non essere più indossate?

R: Per me la maschera rappresenta l’ultima soluzione e anche quella più sporca, il respiratore che l’Amministrazione (chiamalo Governo, chiamala Dirigenza) ti fornisce gratuitamente quando ormai le vere soluzioni sono lasciate alle spalle. La maschera è la soluzione palliativa e vergognosa, come i cassonetti intelligenti che spingono la raccolta differenziata al 65% senza che ci chiediamo che roba c’è dentro i bidoni dell’organico. La maschera è l’informazione malevola che tenta di radicare il falso, che ti racconta che tutto è normale, che non c’è soluzione.
D: Per un periodo è comparso nei pressi del vecchio impianto uno striscione con la dicitura: il Tar ha detto no alla costruzione del nuovo impianto. Molti cittadini hanno pensato che la questione fosse conclusa, ma a quanto pare non è cosi. Cosa è successo?

R: Era vero. La prima fase era vinta e il ricorso al TAR, benché non accogliesse tutti i punti contestati dalla Associazione, ci dava ragione e rimandava la decisione al Consiglio di Stato. Ma l’azienda AER ha deciso che non poteva attendere la decisione del Consiglio di Stato ne’ tantomeno dipendere da una possibile scelta negativa, e avviava una nuova richiesta di Autorizzazione Integrata Ambientale su cui l’Associazione ha puntualmente rilancito una lista di osservazioni. Entro Luglio sapremo se la nuova AIA, nel frattempo rimandata dalla Provincia stessa per alcune lacune riscontrate, sarà accolta. E se sarà necessario avvieremo un nuovo ricorso al TAR.
D: Durante gli scatti che si sono svolti nelle piazze del Comune di Pontassieve c’è stata molta partecipazione da parte dei passanti che si sono messi volentieri in gioco per partecipare ad un progetto che riguarda più in generale l’inquinamento atmosferico. Ho notato invece che se si parla di inceneritore e soprattutto della questione dei rifiuti, nonostante lo stretto collegamento, le persone della zona sono molto più combattute e titubanti, se non addirittura contrarie. Perché secondo te accade questo?

R: Perché il messaggio ufficiale è che l’inceneritore non fa male, quando gli studi medici concordano nel dimostrare che non esistono inceneritori di nuova generazione innocui e che nel raggio di 10KM dagli inceneritori più piccoli (di più per quelli più grandi) si osservano preoccupanti ricorrenze di tumori e disfunzioni tiroidee, malformazioni fetali e malattie genetiche infantili. Perché l’altro messaggio ufficiale è: l’alternativa all’inceneritore sono i cumuli di monnezza di Napoli; la realtà è quella del Rifiuto Zero e la mia speranza è che la nuova amministrazione di Napoli riesca a dimostrare che i cumuli di rifiuti napoletani sono solo una volontà camorristica.

23Inoltre, permettimi di dire che c’è un po’ di quella che io chiamo sindrome di Matrix: vuoi davvero prendere la pillola rossa e scoprire cosa c’è dietro i rifiuti, cosa finirà nei tuoi polmoni e nel tuo sangue, quanto la tua casa si svaluterà? Ho parlato con tanta gente in questo ultimo anno di novità ed ho scoperto senza particolare stupore che molti non vogliono sapere. La beata ignoranza, quindi, come alternativa alla conoscenza di tutto il marcio che ci sta intorno.

D: Quali sono le prossime attività che avete intenzione di promuovere e come è possibile approfondire ulteriormente questa questione?

R: Abbiamo organizzato una serata il 9 Giugno con una entusiasmante partecipazione di pubblico e ospiti d’eccezione tra cui Iannacone, giornalista di Presadiretta, e Larini, superesperto di inceneritori, quasi una controparte eppure fermamente convinto che l’incenerimento debba essere considerato l’”estrema ratio” di un processo ben più complesso, il Rifiuto Zero appunto. Organizzeremo altre attività minori fino al prossimo autunno, quando torneremo ad organizzare una nuova serata (e sarà la terza). E ovviamente seguiremo la nuova richiesta dei permessi fatta da AER. Non molleremo.